La storia dello sviluppo del vetro

Il vetro è uno dei materiali decorativi attualmente più utilizzati al mondo. Tuttavia, fino a non molto tempo fa, era considerato molto raro e prezioso e veniva usato solo nei contesti più lussuosi. Non è certo quando l’umanità abbia scoperto il vetro, ma durante l’età della pietra, i nostri antenati cominciarono a utilizzare l’ossidiana, un tipo di roccia vulcanica, e la tectite, un materiale vetroso di probabile origine meteoritica, per realizzare oggetti affilati e taglienti, come coltelli e punte di freccia, nonché gioielli e monete.

Il filosofo e autore romano del I secolo, Plinio il Vecchio, nella sua opera “Naturalis historia”, suggerisce che attorno al 5000 a.C. i commercianti fenici siano stati i primi a scoprire la produzione del vetro nella zona del fiume Belus, oggi detto Nahr Naaman. Resti archeologici indicano che il primo “vero vetro” sia stato prodotto nella zona costiera della Siria settentrionale, in Mesopotamia o nell’antico Egitto attorno al 3500 a.C. I primi vasi in vetro furono prodotti attorno al 1500 a.C. in Egitto e in Mesopotamia. Quindi il vetro, in ogni caso, ha una storia lunga oltre 5000 anni.

Durante la tarda età del bronzo, la tecnologia di produzione del vetro subì un rapido sviluppo. Già nel XV secolo a.C., oggetti in vetro venivano prodotti regolarmente in Asia occidentale, in Egitto e a Creta. Gli egiziani furono tra i primi a usare il vetro nella loro arte e cultura. La produzione regolare di vetro in Egitto cominciò all’inizio del Nuovo Regno, con la XVIII dinastia, attorno al 1550 a.C. e i primi esempi che abbiamo sono costituiti da tre vasi con il sigillo del faraone Thutmose III. Grandi quantità di lingotti di vetro colorato, numerosissime bilie, nonché vasi di vetro sono stati ritrovati nelle zone della Palestina e dell’Egitto e risalgono all’incirca al periodo del Nuovo Regno. Quindi, improvvisamente, verso la fine della tarda età del bronzo, il progresso tecnico nell’area del Mediterraneo subì una drastica interruzione, che interessò anche la produzione del vetro. La causa di questo avvenimento si ritiene possa essere ricondotta a un rapido cambiamento del clima.

Lo sviluppo e la produzione del vetro ripresero nel IX secolo a.C., periodo a cui risalgono i primi vetri trasparenti. Il primo manuale di tecnica vetraria, risale al 650 a.C., è scritto su tavolette in caratteri cuneiformi e proviene dalla biblioteca del re assiro Assurbanipal. In Egitto, l’arte vetraria fu reintrodotta solo attorno al 300 a.C. nell’Alessandria dei Tolomei.

Dopo l’invenzione del cannello, da parte di artigiani siriani nel I secolo a.C., la tecnica del vetro soffiato fu scoperta nell’area babilonese. Improvvisamente, i contenitori di vetro divennero economicamente competitivi rispetto a quelli di 2019ceramica e si verificò un rapido aumento dell’impiego del vetro. Anche se la produzione vetraria romana si sviluppò sulla base della tecnologia ellenistica, nell’antica Roma del primo secolo il vetro era divenuto un materiale impiegato nelle case quanto lo è oggi la plastica. Attorno al 100 d.C., i romani iniziarono a usare il vetro per scopi architettonici. Il vetro si comincia a notare alle finestre delle ville più lussuose di Pompei ed Ercolano. Anche i mosaici di vetro divennero molto diffusi. Il vetro era diventato un materiale comunemente disponibile nel mondo romano. Il vetro era una delle merci di scambio più importanti al di là dell’area romana e oggetti di vetro di origine romana sono stati ritrovati in Cina, ove giunsero lungo la via della seta. Alessandria era il centro dell’arte vetraria dell’oriente romano.

Purtroppo, l’arte vetraria romana si interruppe con la caduta dell’Impero romano nel V secolo. Il mondo islamico riprese da dove Roma era rimasta e divenne una delle aree principali della produzione di vetro. Nell’VIII secolo, l’alchimista persiano Geber inserì quasi 50 ricette per fare il vetro nella suo “Libro della perla nascosta”. In Europa, la produzione di vetro non riprese effettivamente fino alla fine dell’epoca medievale. Tuttavia, sull’isola di Torcello, nella laguna di Venezia, gli archeologi hanno dissotterrato oggetti in vetro risalenti al VII e all’VIII secolo, che testimoniano la transizione dell’arte vetraria dal mondo romano nella zona di Venezia.

Venezia divenne uno dei maggiori centri di produzione del vetro in Europa a partire dal XIII secolo. Durante la quarta Crociata, nel 1204, le galere da guerra veneziane e gli altri crociati cristiani conquistarono Costantinopoli, impadronendosi di innumerevoli ricchezze sottratte all’Impero bizantino. I veneziani presero più che denaro e gioielli: portarono con sé molti dei migliori artigiani bizantini, compresi i vetrai che avevano appreso le più avanzate tecniche del mondo islamico. Quando Costantinopoli, infine, cadde sotto il dominio dei conquistatori ottomani nel 1453, altri maestri vetrai partirono per Venezia. Ciò che ha reso il vetro veneziano significativamente diverso da quello del resto d’Europa è che le pietre di quarzo locali reperibili nell’area di Venezia erano composte di silice quasi pura e Venezia aveva il quasi totale monopolio dell’importazione di lisciva dall’oriente, un’altra materia prima essenziale per la produzione del vetro. Durante il XIII secolo, gli artigiani veneziani perfezionarono la produzione di lastre di vetro, una tecnica inventata in Germania. La tecnica produttiva del vetro a corona fu impiegata fino alla metà del XIX secolo. Anche a Murano furono sviluppate molte altre tecniche di produzione del vetro, che fecero sì che quest’isola veneziana diventasse il centro di un lucroso commercio di stoviglie in vetro e specchi.

Nel 1291, tutte le vetrerie veneziane furono obbligate a trasferirsi a Murano, a causa del rischio di incendi che la loro presenza comportava per gli edifici della città, prevalentemente costruiti in legno. Il vetro cristallino o cristallo veneziano, di straordinaria trasparenza, fu inventato da Angelo Barovier sull’isola di Murano, che produceva la maggior parte del vetro di Venezia. I vetrai di Murano divennero tra i cittadini più in vista di Venezia. Era loro consentito di portare la spada, godevano dell’immunità concessa dallo stato rispetto ad alcuni crimini e potevano unirsi in matrimonio con le famiglie più influenti. D’altra parte, per garantire la segretezza della tecnica vetraria veneziana, non era loro consentito di lasciare la Repubblica. Chiunque lo facesse, veniva ucciso da sicari di stato.

Nonostante il controllo apparentemente severissimo delle autorità veneziane, alla fine, la tecnologia di produzione del vetro si diffuse comunque in tutta Europa. A fronte della concorrenza della Boemia, del mondo anglosassone e della Francia, attorno al 1700, i vetrai di Murano svilupparono un nuovo tipo di lampadario, chiamato “ciocca”, ovvero mazzo di fiori. Questa forma si ispira all’idea architettonica originale di lasciare il restante spazio interno quasi vuoto, con tutte le decorazioni floreali distribuite attorno al supporto centrale, distanziate dalla lunghezza dei bracci che consentivano agli enormi lampadari di essere estremamente luminosi e al tempo stesso sontuosi.

Questo modello divenne immediatamente molto popolare presso le corti e l’alta società europea, specialmente nei grandi palazzi e nei teatri. Uno dei produttori più noti era Giuseppe Briati, che realizzò un lampadario per la nobile famiglia veneziana dei Rezzonico, che è ancora possibile ammirare appeso nell’omonimo palazzo sul Canal Grande, Ca’ Rezzonico, che attualmente ospita un museo. È il più notevole lampadario di Murano esistente, nonché uno dei migliori esempi della capacità di Venezia di affrontare le sfide e adattarsi alla realtà del mondo.

Dopo 800 anni, il vetro veneziano esce ogni giorno dalle fonderie di Murano per soddisfare le richieste provenienti dall’Europa e dal resto del mondo. Come ogni altra cosa a Venezia, il vetro veneziano porta ancora con sé la bellezza, la storia, lo spirito e la vitalità della città. Se è vero che esso rappresenta una tradizione arcaica, come tutte le tradizioni ancora vive, è stato in grado di cambiare e adattarsi al mondo del XXI secolo, sempre con un romantico tocco di antichità.

Arsenale
Il termine moderno “arsenale”, che significa un magazzino di armi e munizioni, deriva dalla parola veneziana “arzenàl”, che indicava un grande cantiere navale o pontile. Nel XV e nel XVI secolo, i veneziani possedevano una delle flotte più potenti, se non addirittura la flotta più potente del mondo. Tuttavia, anche i veneziani derivarono il termine “arzenàl” dall’arabo “daras-sina’ah”, che designava una bottega artigianale.

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