La città dei maestri letterari

Nella seconda metà del XIV secolo, Venezia produsse la sua prima scrittrice conosciuta, Christine de Pizan. Le sue opere sono scritte principalmente in francese medioevale ed essa visse per la maggior parte a Parigi, perché suo padre faceva parte della corte di Carlo V. Si sposò a 15 anni, rimanendo vedova 10 anni più tardi. Christine De Pizan scriveva per intrattenere i due figli e la madre. Le sue opere comprendono ballate, storie di gesta romantiche, nonché interventi nei dibattiti letterari dell’epoca. Pur essendosi ispirata a materiale francese per quanto riguarda le storie cavalleresche, il suo approccio personale e umanistico fu sicuramente influenzato dalla sua origine e dalle sue esperienze veneziane.

Christine de Pizan divenne nota come intellettuale del suo tempo ed è considerata una delle prime figure femministe della storia. Alcune delle sue opere sono racconti allegorici, visti da una angolazione prettamente femminile. Era convinta che le donne dovessero possedere virtù dialettiche, accanto ai valori di castità e temperanza. Nonostante la sua visione delle virtù femminili fosse conforme alle qualità comunemente riconosciute nel medioevo, essa credeva, come gli antichi Greci, nel potere della retorica per comporre le divergenze ed era convinta che le donne dovessero farsi valere. Offriva i propri suggerimenti a tutte le donne, comprese le vedove e le prostitute. Una donna veneziana che, oltre a influenzare la poesia francese del XV secolo, Christine De Pizan ha lasciato un segno significativo anche nel campo tipicamente maschile della retorica.

All’inizio del XIV secolo, prima di Christine de Pizan, Marco Polo, il famoso viaggiatore e avventuriero scrisse il “Libro delle meraviglie del mondo”, più noto come “Il Milione”. Quest’opera provocò interesse e fascinazione nei confronti del Catai da parte degli Europei. Nello stesso periodo, Dante Alighieri paragona la pece in cui sono immersi gli imbroglioni nell’Inferno a quella fatta bollire d’inverno nell’Arsenale di Venezia per la manutenzione delle navi. Da allora, la descrizione della pece dantesca è divenuta il modello ideale della punizione infernale. Un altro figlio di Venezia, nonché avventuriero, è stato Giacomo Casanova. Scrisse la “Storia della mia fuga dai Piombi” e la “Storia della mia vita”, in cui fornisce descrizioni dettagliate degli eccessi della vita sociale a Venezia nel XVIII secolo.

Venezia, ha ispirato a vario titolo numerosi scrittori di ogni epoca, di molte diverse nazionalità. Gli intellettuali di ogni tempo non sono riusciti a resistere al fascino della magia di Venezia, fatto di raffinatezza, bellezza, storia e decadenza, nonché al suo carattere melanconico. Le tranquille passeggiate solitarie in Piazza San Marco in una serata nebbiosa hanno ispirato molti spunti letterari.

Nel XVII secolo, William Shakespeare compose “Otello” e “Il mercante di Venezia”. Nel XVIII secolo, Goethe visitò Venezia e scrisse il “Viaggio in Italia”. Rousseau e Voltaire, entrambi eminenti intellettuali dell’Illuminismo, amavano profondamente Venezia. Nella sua opera più famosa, Candido, Voltaire descrive il profondo carattere decadente della città. Un personaggio veneziano del libro, il conte Pococurante, si lamenta che a Venezia ci siano “troppe donne, troppa arte, musica e letteratura”.

Nella primavera del 1818, Lord Byron affittò il piano nobile di Palazzo Mocenigo e si abbandonò al fascino di Venezia. A metà dell’Ottocento, il trattato in tre volumi di John Ruskin dal titolo “Le pietre di Venezia” contribuì significativamente alla fama della città e alla corrente neogotica del XIX secolo.

Meno di tre decenni dopo Byron, Robert Browning e sua moglie, Elizabeth Barrett Browning, visitarono Venezia, per restarvi quindi per tutta la vita.

Anche Henry James ed Ernest Hemingway entrarono nei ranghi dei fantasmi letterari della città. Come Hemingway, Thomas Mann, il famoso scrittore tedesco del Novecento, apprezzò l’isola del Lido di Venezia a tal punto da farne lo sfondo del suo famoso romanzo “La morte a Venezia”. Il suo intreccio melanconico dipinge con tocchi magistrali la pigra estate veneziana di fronte alle acque grigie dell’Adriatico nel periodo della Belle Epoque. La musica di Cole Porter, assieme a un calice di spritz veneziano, caratterizzarono lo spirito e lo stato d’animo tanto apprezzato dal jet-set internazionale dell’epoca d’oro del jazz. D.H. Lawrence descrisse Venezia come “il luogo di villeggiatura migliore fra tutti i possibili luoghi di villeggiatura” nel suo “L’amante di Lady Chatterley”.

Infine, nel XX secolo, nello splendido libro di Italo Calvino “Le Città Invisibili”, ognuna delle città descritte è, in realtà, un’illustrazione di un diverso aspetto di questa stravagante e melodrammatica bellezza chiamata Venezia.

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