Il santo patrono di Venezia – Il Leone alato

Ogni città italiana ha tante storie da raccontare. Venezia ha più che semplici storie, ma vere leggende. Cominciamo con il simbolo della città, il leone alato. Oggi, il leone può essere considerato un simbolo dell’occidente, come il drago lo è dell’oriente. Lo stesso era nella Venezia del medioevo. Pur essendo una città occidentale, Venezia ha profonde relazione con l’oriente. Sul molo di Palazzo Ducale, che costituisce la porta di accesso monumentale alla città di Venezia, ci sono due grandi colonne di granito, che furono portate dall’oriente nel XII secolo. Ciascuna colonna è sormontata da uno dei due santi patroni di Venezia, venerati in periodi diversi della storia della città. Di fronte al molo, sul lato sinistro c’è San Teodoro, o San Todaro, noto anche Teodoro di Amasea o Teodoro Tiro. Il termine di origine greca “tiro” significa soldato o recluta. San Teodoro fu il primo patrono di Venezia, ai tempi in cui la città lottava per la propria sopravvivenza. Allo stesso tempo, gli scambi e il commercio avvicinarono Venezia più all’Impero romano d’oriente (Impero bizantino) che allo Stato pontificio di Roma.

San Teodoro era un soldato romano del III secolo che, rifiutandosi di adorare le divinità pagane, fu condannato a morte. La statua di San Teodoro sulla sommità della colonna rappresenta il santo con i piedi posati sopra un drago, il cui corpo ricorda in parte quello di un coccodrillo. Secondo la leggenda, San Teodoro, armato con l’insegna della croce, uccise il drago: un simbolo della sua vittoria sul male. Venezia ospita inoltre le reliquie di un altro famoso santo uccisore di draghi, San Giorgio, all’interno della Basilica di San Marco. All’epoca, San Giorgio era in realtà il patrono delle due grandi rivali di Venezia, Genova e Milano. Queste leggende e testimonianze dimostrano l’importanza simbolica del drago nella storia veneziana. Esiste un’altra storia interessante, relativa a una misteriosa creatura acquatica che vivrebbe nelle profondità della laguna di Venezia. Ai giorni nostri, forse solo i gondolieri con il loro remo possono rappresentare una minaccia per il mostro. Il termine Gondo/Gende/Gente significa “guerriero” e deriva da un dialetto tedesco. Secondo la leggenda, le nebbie che avvolgono la laguna sarebbero causate dall’umido respiro del drago.

Il leone alato sulla sommità della seconda colonna di granito del Molo rappresenta un altro santo patrono di Venezia, San Marco, uno dei quattro evangelisti venerati nella religione cristiana. Venezia aveva bisogno di San Marco come simbolo della propria identità nazionale e per affermare la legittimità della Repubblica nei confronti del resto d’Europa. La storia di come le reliquie di San Marco arrivarono a Venezia, nel corso del medioevo ha dato origine a un intero genere letterario. Per i cristiani, i “furta sacra” (letteralmente, sacri furti) non costituivano una ruberia, ma un recupero doveroso. Nell’829, due mercanti veneziani stavano conducendo alcuni affari illegali ad Alessandria d’Egitto. In pratica, all’epoca qualsiasi commercio con i musulmani era illegale, in base a un editto dell’imperatore Leone V. Questi due mercanti, con l’aiuto di un prete greco e di un monaco della chiesa di San Marco di Alessandria, trafugarono le reliquie di San Marco e le riportarono a Venezia. Riuscirono a ingannare le guardie musulmane nascondendo le reliquie in una grande cesta piena di carne di maiale.

Quando le reliquie di San Marco giunsero a Venezia, furono accolte con una grande cerimonia. Il primo edificio della chiesa di San Marco fu costruito addossato a Palazzo Ducale, esattamente come quello attuale. La chiesa di San Marco fu probabilmente la prima a essere edificata in pietra a Venezia. La sua architettura si ispirava alla chiesa dei Santi Apostoli di Costantinopoli. Questo primo edificio, purtroppo, fu distrutto dal fuoco nel 976 e le reliquie di San Marco andarono perdute. Tuttavia, quando la nuova chiesa fu ricostruita, il corpo di San Marco fu miracolosamente ritrovato a seguito della caduta dell’intonaco dietro a un pilastro. Da allora, le recuperate reliquie di San Marco proteggono l’edificio della chiesa.

San Marco divenne il patrono dei dogi e, per estensione, della Repubblica di Venezia. L’emblema del leone alato sventolava sui vessilli veneziani. Per completare il racconto, i veneziani sostennero che San Marco, in viaggio tra Roma e Aquileia, si fosse fermato a Rialto per riposare; qui, un angelo disceso dal cielo lo avrebbe visitato, dicendo: “Pax tibi, Marce, evangelista meus. Hic requiescat corpus tuum.” (La pace sia con te, Marco, mio evangelista. Qui riposerà il tuo corpo.)

L’immagine del doge Enrico Dandolo che sventola la bandiera con il leone alato sulle rive di Costantinopoli durante la presa della città nel corso della quarta Crociata del 1204 è una delle rappresentazioni più memorabili del medioevo. Dalla tela del Tintoretto alle pagine della “Storia del declino e della caduta dell’impero romano” di Edward Gibbon, il leone alato ha continuato a essere il simbolo di Venezia, sino ai giorni nostri. Ogni anno, a settembre, il premio “Leone d’oro” viene riconosciuto al miglior film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia.

La gondola veneziana
A Venezia, ogni cosa è associata a qualche simbolismo. Così è anche per l’icona più nota di Venezia, la gondola. Anche se l’etimologia della parola “gondola” non è chiara, la gondola è il vero simbolo di Venezia. Esistono precise norme che ne descrivono precisamente il colore (nero), le dimensioni (10,84 metri di lunghezza, 1,42 di larghezza, con una differenza di circa 75 cm tra un lato e l’altro), nonché le forme prescritte per le gondole sin dal XVI secolo. Per cominciare, la caratteristica prua metallica a forma di “S” (il ferro) riproduce la sagoma ricurva del Canal Grande e i sei rebbi anteriori corrispondono ai sei sestieri della città, mentre quello rivolto verso l’imbarcazione simbolizza la Giudecca, la grande lingua di terra che chiude Venezia sul lato meridionale. Sull’isola della Giudecca si trova anche il famoso Hotel Cipriani, fondato da Giuseppe Cipriani, creatore del leggendario Harry’s Bar, che ebbe molte celebrità tra i suoi clienti, come Ernest Hemingway, Charlie Chaplin, Alfred Hitchcock e Aristotele Onassis. La forma che si trova sopra ai sei rebbi orizzontali riproduce la forma del copricapo del Doge, il “corno ducale” e l’arco tra il simbolo dogale e i sei rebbi è il ponte di Rialto, il centro del commercio veneziano sin dai tempi antichi.

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