Festa per I Sensi

L’opera è uno dei generi musicali di maggiore rilievo. Si ritiene che essa sia nata a Mantova, verso la fine del XVI secolo. La prima composizione è la composizione perduta di Jacopo Peri, la “Dafne”, ispirata da un cenacolo di umanisti, musicisti, poeti e intellettuali fiorentini chiamato “Camerata de’ Bardi”. Era un tentativo di rinnovare i fasti del teatro classico greco. I membri di questo circolo ritenevano che le parti del coro delle tragedie greche, in origine, fossero cantate e consideravano l’opera un mezzo per recuperare questa tradizione. La parola “opera” era intesa a sintetizzare una composizione in cui poesia, danza e musica erano fuse assieme. Questo genere di spettacolo teatrale era perfetto per i gusti di una società opulenta, in un’epoca in cui le città-stato italiane si stavano sempre più secolarizzando.

L’opera non nacque nella laguna ma, come molte altre creazioni artistiche, fiorì a Venezia. La Serenissima Repubblica costituiva un ambiente molto fecondo per lo sviluppo di ogni genere d’arte e manifestazione culturale. In questo stesso periodo, Venezia aveva perso il proprio vantaggio competitivo nel commercio con l’Oriente ed era alla ricerca di nuove fonti di guadagno, guardando al turismo e ai visitatori stranieri. Con il suo Carnevale e la festa della Sensa, Venezia attirava già un gran numero di persone dall’Italia e dall’estero. Il Carnevale era anche allora una straordinaria occasione di festa, maschere, stravaganze, spettacoli fantasiosi e divertimenti eleganti.

A Venezia, l’opera cominciò rapidamente ad attirare un largo pubblico che partecipava alle annuali celebrazioni del Carnevale. Divenne una forma d’arte rivolta a vari strati sociali di pubblico, cui era garantita la partecipazione generata dal calendario delle festività veneziane. L’opera proponeva ai visitatori le mode, la musica e le trame più recenti. Per i turisti, gli spettacoli dell’opera rispecchiavano la magia stessa della città. Intravedendo questa nuova opportunità, le famiglie dei patrizi veneziani facevano a gara per investire nei teatri e nelle produzioni operistiche, per accrescere tanto la propria fama quanto il patrimonio. Queste furono le ragioni che portarono al rapido sviluppo e alla grande crescita dell’opera veneziana. Attorno alla metà del XVII secolo, il pubblico veneziano aveva già potuto assistere a più di 150 diverse produzioni nei suoi nove teatri. Fra queste, ce n’erano di estremamente belle o di stravaganti, classicamente poetiche o volgari ed eccessive. Alimentata da queste condizioni ideali, l’opera ha potuto mettere solide radici in laguna.

Dato che le produzioni operistiche, per la loro stessa natura, potevano essere facilmente proposte in altri luoghi, l’opera veneziana del XVII secolo diventò rapidamente un fenomeno molto diffuso a livello europeo. L’opera veneziana era grandiosa in ogni senso. L’élite colta veniva a Venezia da tutto il resto d’Europa, sia per la musica che per gli sfarzosi balli in maschera. A metà del XVII secolo, Venezia aveva praticamente il monopolio dell’opera. Durante questo periodo, a Venezia vennero inoltre costruiti gli organi migliori del mondo. Venezia era divenuta un piacere non solo per gli occhi, ma anche per le orecchie.

La maschera veneziana
Le maschere sono diventate un simbolo di Venezia quanto le gondole, anche se la loro storia è molto più recente. In realtà, ai veneziani non era consentito indossare maschere nella vita quotidiana durante il XVIII secolo. L’unico periodo in cui era permesso farlo era quello del Carnevale.I modelli delle maschere veneziane, tradizionalmente, sono molto decorati con arabeschi dorati, argentati e colorati. Esistono numerosi tipi di maschere e molte di esse possono essere considerate vere e proprie opere d’arte, per la loro complessità e originalità. In generale, le maschere si dividono in due categorie: quelle che coprono tutto il volto, ovvero la “bauta”, e quelle che celano solo la zona degli occhi, chiamate invece “colombina”.La tradizionale e caratteristica forma della bauta, con il bordo inferiore ampio a forma di becco, rendeva possibile mangiare e bere senza togliere la maschera. Di norma, si indossa con un tricorno o con un cappello di colore rosso. L’origine della bauta risale al XVIII secolo, allo scopo di garantire l’anonimato dei veneziani in occasione di importanti decisioni politiche. Fu inventata per permettere di esprimere un voto diretto, libero e segreto nell’ambito del sistema democratico veneziano. Chi indossava la bauta, però, non poteva portare un’arma, per evitare che durante la votazione potessero aver luogo episodi di violenza politica.La maschera colombina deriva invece dalla commedia dell’arte italiana del XVI secolo. Era pensata per dissimulare, senza celarla completamente, la bellezza del viso delle attrici.Esistono anche altri modelli di maschere, come ad esempio il “medico della peste”, con il lungo becco destinato a contenere erbe aromatiche, per prevenire il contagio della peste. Nel medioevo si riteneva, infatti, che la peste fosse causata dall’aria mefitica esalante dalle piaghe delle vittime della malattia.La maschera di Arlecchino, di antichissime origini, è solitamente decorata e abbinata a un abito con le tipiche losanghe multicolori.La maschera di Pulcinella, quella di Brighella (o del servitore insolente), Scaramuccia (l’avventuriero e spadaccino), La Ruffiana (una donna anziana) o la tipica maschera bianca o decorata detta semplicemente “volto” completano il vasto repertorio delle maschere veneziane.

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