Casanova: il famoso seduttore italiano

Casanova, il famigerato avventuriero e libertino veneziano del XVIII secolo, definì Venezia la “capitale del piacere” del mondo dell’epoca. Venezia era una sosta imprescindibile del “Grand Tour” della nobiltà e della ricca borghesia europea, ma anche una meta per la ricerca dell’eredità culturale dell’antichità classica e del Rinascimento. Qualunque uomo del diciottesimo secolo che non fosse in grado di parlare con competenza di Venezia, Roma o Parigi, non poteva essere considerato un gentiluomo. C’era addirittura un termine, “milordi”, utilizzato per indicare i ricchi inglesi in viaggio in Italia.

Casanova si era laureato in legge all’Università di Padova, dove aveva anche imparato a giocare d’azzardo, un passatempo che diventò la sua passione per tutta la vita. Paradossalmente, Casanova avrebbe dovuto diventare un avvocato del tribunale ecclesiastico e aveva persino studiato filosofia morale!

Ancora adolescente, Casanova aveva vissuto a Palazzo Malipiero, un sontuoso palazzo veneziano, dove aveva imparato a conoscere il buon cibo e i buoni vini, nonché a comportarsi adeguatamente nell’alta società. La sua iniziazione carnale nei confronti dell’altro sesso avvenne con due sorelle, Nanette e Marton Savorgnan, rispettivamente di 14 e 16 anni. Casanova affermò che la sua continua ricerca di nuovi incontri amorosi aveva avuto origine da questa esperienza giovanile.

Casanova fu al servizio di un potente cardinale a Roma. Dovette assumersi la responsabilità per le avventure galanti del cardinale e scrisse lettere d’amore per un altro principe della chiesa. Queste esperienze potrebbero in qualche modo spiegare la condotta immorale che mantenne per il resto della sua vita.

Casanova viaggiò in Europa come violinista e giocatore d’azzardo; l’iniziazione alla massoneria gli permise di entrare in contatto con influenti uomini di potere. Conobbe alcune tra le personalità più autorevoli e interessanti dell’epoca, come Madame de Pompadour, Rousseau e Benjamin Franklin. Fu anche mago e alchimista. A Venezia, come in ogni città che visitò, ebbe relazioni con moltissimi donne, nonché numerosi scontri con la legge. Passava contemporaneamente da una conquista galante all’altra e dai caffè ai salotti in cui conversava di amore, avventure e ideali dell’Illuminismo. Casanova una volta affermò: “Coltivare ciò che dava piacere ai miei sensi è sempre stata l’attività principale della mia vita”. Nel diciottesimo secolo, Venezia era una città al tempo stesso opulenta e decadente. Fatte le dovute distinzioni, si potrebbe dire che era la Las Vegas del suo tempo.

A Venezia, Casanova fu accusato e arrestato per crimini contro la religione. Fu incarcerato nella tristemente nota prigione veneziana dei Piombi, situata nel palazzo del Doge, di cui divenne l’unico prigioniero mai riuscito a evadere. In seguito, fece ammenda nei confronti della Repubblica di Venezia e diventò una spia degli inquisitori di stato veneziani. Giacomo Casanova, noto anche come Cavaliere di Seingalt, divenne famoso come uno dei più grandi amatori del XVIII secolo. La sua vita fu piena di avventure, duelli, elaborate truffe, spionaggio e missioni diplomatiche. Alla fine, Casanova divenne bibliotecario del castello di Dux, in Boemia, dove scrisse la sua autobiografia, “Storia della mia vita”, che divenne una delle più originali fonti sulla vita dell’alta società europea del XVIII secolo.

Nel XIX secolo, Lord Byron, un altro famoso seduttore, scelse Venezia come sede del proprio esilio volontario. Byron era uno dei maggiori poeti inglesi del romanticismo. Si concesse piaceri, come faceva Casanova, nei salotti, nei caffè e nei teatri di Venezia. Le sue avventure galanti, soprattutto con donne sposate, potrebbero aver persino superato quelle di Casanova. Fu Lord Byron a coniare il nome di “ponte dei sospiri”, per il passaggio dal Palazzo Ducale ai Piombi che però aveva solo visto dall’esterno, mentre Casanova lo aveva attraversato. Insieme, Lord Byron e Casanova contribuirono a conferire a Venezia la sua famigerata reputazione come patria di Don Giovanni.

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